La forza per guidare si trova dentro di sé.
Le tecniche si imparano, e contano. Ma a chi guida un'azienda o un gruppo di persone oggi serve, più che mai, imparare a guardarsi dentro. Ecco alcune idee, dai miei libri e dal lavoro con i manager.
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«Che cosa vuoi fare esattamente da grande?»
All'inizio del mio lavoro di consulente aziendale feci questa domanda ai manager e ai capi reparto di una grande azienda con cui lavorai. Si trattava di manager con un'età media fra i cinquanta e i sessant'anni e molta esperienza. Diedi loro un'ora per rispondere e misi a disposizione cinque fogli ciascuno e una penna. Tutti se la cavarono in tre-cinque righe; solo il proprietario di quell'azienda riempì ben sei facciate, e vi garantisco che nei sette anni successivi realizzò oltre l'80% delle cose che aveva scritto in quei fogli.
Sembra una domanda da poco, e invece saper dare una chiara risposta a questa domanda è lo spartiacque tra chi ha successo nella vita e chi cade inesorabilmente nella legge dell'accidente: senza una meta, le scelte diventano improvvisate e finiscono per contraddirsi.
«Tutto deve muovere dalla determinazione di una meta: il buio vede il nulla, mentre la luce scorge i traguardi.»
All'Alba e al Tramonto, p. 17 Per approfondireAcquista il libro -
L'obiettivo è una misura
Un vero obiettivo deve avere alcune caratteristiche ben precise: deve essere innanzitutto concreto, poi deve essere misurabile e infine deve essere definito il tempo entro il quale quell'obiettivo dovrà essere raggiunto. Ad esempio, se mi do come obiettivo «Guadagnare molti soldi», questo non potrà mai essere un vero obiettivo, perché la parola «molti» per qualcuno sono cento euro, per qualcun altro diecimila: è una parola aspecifica. Ma c'è di più: se raggiungo il mio obiettivo con largo anticipo, o, al contrario, lo supero di molto, non posso dire di essere stato capace, perché vuol dire che non ho saputo prevedere i tempi di ogni fase. Prima ancora di essere un traguardo, definire correttamente i miei obiettivi ed essere in grado di raggiungerli mi dice quanto so fare davvero.
«[…] l'avere degli obiettivi permette di capire che misura si possiede, quindi non è importante che si raggiunga o meno l'obiettivo, ma che attraverso un punto di riferimento da raggiungere si riesca a darsi una misura.»
Gocce di consapevolezza, p. 70 Per approfondireAcquista il libro 
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Ascoltare davvero
Capita a tutti: un collaboratore ci parla e noi, a metà frase, abbiamo già deciso che cosa sta per dirci. Nella nostra mente risuona continuamente «Questa l'ho già sentita, è come…».
Quando ci comportiamo così, non siamo dei buoni manager, perché mettiamo ogni momento nuovo nel cassetto delle cose vecchie, già sentite, e in questo modo perdiamo le sfumature, che spesso sono proprio ciò che serviva per poi saper decidere correttamente.
La capacità di ascoltare si allena, e si comincia accorgendosi di quando non si sta ascoltando.
«Se mentre qualcuno ci parla, meccanicamente noi pensiamo ad altro, senza riuscire a concentrarci sulle parole dell'interlocutore, chiaramente non riusciamo ad ascoltare con attenzione profonda, né fino in fondo, chi ci sta parlando.»
Gocce di consapevolezza, p. 30 Per approfondireAcquista il libro -
Le piccole cose fanno la differenza
È una frase di Gualtiero Marchesi. Ho avuto l'onore di incontrare questo grande uomo, una volta, in un pranzo di lavoro. Appena sparò questa frase, tra le tante, subito gli chiesi di spiegarmela e lui, invece, me la dimostrò, a tavola, tre mesi prima che morisse. Fece preparare due risotti allo champagne identici e in uno aggiunse qualche granello di pepe: quando gustai il risotto senza il pepe, era un ottimo risotto, incredibilmente buono, ma quando assaggiai il risotto con qualche granello di pepe, le papille gustative si aprirono e fu un orgasmo di sapori. Ogni suo piatto lo aveva provato infinite volte, correggendo anche i dettagli in apparenza insignificanti.
In un'azienda vale lo stesso: la differenza, spesso, la fanno i dettagli che nessuno ha chiesto.
«Bisogna dunque sforzarsi per imparare che la forma è parte costitutiva della sostanza.»
All'Alba e al Tramonto, p. 104 Per approfondireAcquista il libro 
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Presenza, Costanza, Volontà
Un collaboratore, un cliente, un socio cercano la stessa cosa: qualcuno su cui contare. Per me l'affidabilità poggia su tre capacità, in quest'ordine: senza Presenza non c'è Costanza, e senza Costanza non c'è Volontà. Si può essere molto capaci, ma se la testa è altrove, o se si perde la rotta al primo ostacolo, la fiducia non dura.
«La Presenza è la capacità di essere nelle cose che accadono. La Costanza è la capacità di non perdersi, di restare sulla linea degl'intenti. La Volontà è la capacità di saper cambiare qualche cosa, di saper trasformare le cose, di mantenere il proposito nel tempo.»
All'Alba e al Tramonto, pp. 130-131 Per approfondireAcquista il libro


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